Luoghi di grande fascino ed interesse storico, polmoni pulsanti in un’economia circolare di un’epoca ormai tramontata e chiave di lettura per un nuovo futuro più consapevole.
Ma davvero questi luoghi non hanno più nulla da raccontarci?
Su queste tematiche l’Associazione La Cevitou si è interrogata, tentando il recupero della memoria di questi luoghi attraverso il confronto con appassionati e abitanti, organizzando visite guidate e attività didattiche.

A poche centinaia di metri dalla sede dell’Ecomuseo, a San Pietro di Monterosso, è ubicato uno dei centri più completi e significativi dell’attività imprenditoriale del periodo di inizio-metà secolo scorso.
La grande ruota del mulino era stata costruita alla fine dell’Ottocento in sostituzione delle due precedenti più piccole in legno, che alimentavano distintamente la parte delle macine e quella della segheria. Il complesso idraulico di San Pietro Monterosso era gestito e regolato da ingegnosi sistemi e dispositivi che permettevano ad un unico operatore di svolgere più mansioni.
Il proprietario era Nadin lou mulinìe, Bernardino Damiano, il quale impostava il taglio dei tronchi nella segheria mentre nel retrostante locale controllava e alimentava le macine di segale, frumento e mais nel loro ritmico movimento rotatorio.
In collaborazione con l’associazione Italia Nostra, sezione di Cuneo, nell’ambito del progetto “Minore”, l’Ecomuseo Terra del Castelmagno organizza domenica 13 aprile, una passeggiata “patrimoniale” alla scoperta dei tesori nascosti, macchine ad acqua e canali sul territorio.
A seguire, si terrà la presentazione della tesi di laurea in Design e Comunicazione – Politecnico di Torino “Studio delle macchine ad acqua come motore di sviluppo economico e sociale nell’areale dell’Ecomuseo Terra del Castelmagno” di Andrea Pizzoglio, incentrata sullo studio delle macchine ad acqua come motore di sviluppo economico e sociale.
Inoltre a partire da domenica 13 aprile, primo giorno di apertura del Museo Terra del Castelmagno, sarà inaugurata una doppia mostra documentale e fotografica composta dalla sezione “I Mulini Piemontesi. Cultura del territorio, per il territorio” realizzata da AIAMS – Associazione Italiana Amici dei Mulini Storici, sezione Piemonte, e la sezione “Mulini storici d’Italia” composta da 39 fotografie di macchine ad acqua, realizzata con un concorso fotografico nazionale del 2023 da AIAMS.
L’iniziativa è organizzata in collaborazione con AIAMS, Ecomuseo del Freidano e Rete Ecomusei Piemonte e sarà visitabile fino al 29 giugno al sabato e nei festivi, dalle ore 15.00 alle ore 18.00.
Nel comune di Monterosso Grana è presente una splendida filiera di archeologia idraulica concentrata sulla sinistra orografica in quello che nell’età feudale doveva costituire il nucleo produttivo.
Qui trova posto il martinetto Massa, con la ricca campionatura di attrezzi in ferro, i mantici e il martinetto azionati dalle ruote esterne. Poco a monte è visibile il nucleo composto da mulino e segheria, organizzata al di sotto di un portico, poi convertito nel Novecento in centrale idroelettrica. Le strutture sono collegate da canali ad acqua, che attraverso ingegnosi sistemi di scambi permettono di deviare ed utilizzare l’acqua al meglio in base alle esigenze di lavorazione.


Ex centralina idroelettrica Galina a Pradleves
Tra i luoghi più suggestivi, l’ex centralina idroelettrica Galina è stata recuperata e rinnovata a centro culturale nel 2016. Si tratta di antico impianto preindustriale di cui è possibile visitare la fucina, in cui sono ancora visibili il maglio a testa d’asino e la forgia, il mulino a tre palmenti, alcune parti degli strumenti per la produzione dell’energia elettrica, la piccola stalla in cui venivano ristorati gli animali da soma.
Questo luogo ha ispirato, in ordine temporale, il secondo prodotto del gruppo di ricerca storica della valle Grana, realizzato nel 2016 con l’obiettivo di capire le evoluzioni delle dinamiche demografiche riguardanti non solo Pradleves, ma tutta le montagne della valle Grana e delle valli occitane.